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Sport, magia e storia a Castel Toblino

I bambini fanno nw verso Toblino.Giovedì 26 maggio siamo partiti dalla nostra scuola e abbiamo camminato fino a Castel Toblino con i bastoncini da nordic walking.

Con noi c'erano un po' di mamme, un papà e una nonna.

 

Il viaggio di andata

Abbiamo attraversato il paese, siamo arrivati alla chiesetta di S. Valentino e da lì siamo scesi lungo un sentierino stretto vicino alla Roggia Grande.

Mentre camminavamo accanto alle ortiche l'acqua scorreva veloce e rumorosa passando vicino alle rocce di tufo. Il tufo è un tipo di sasso bucherellato, giallino-marroncino e un po' leggero. Ne abbiamo raccolti di piccoli e dopo siamo ripartiti seguendo la strada tra i vigneti che porta a Padergnone.

Abbiamo oltrepassato il paese e siamo passati sotto il cavalcavia. Poi abbiamo attraversato la statale e uno stretto ponticello fino a prendere la stradina vicina al lago.

 

Il lago e il castello

Mentre camminavamo chiacchieravamo e guardavamo il paesaggio: abbiamo osservato i canneti, i cipressi e i tassodi con le radici aeree. C'erano cespugli di gigli d'acqua fioriti e folaghe che giravano. Abbiamo visto anche uno svasso da lontano.

Arrivati al castello abbiamo fatto una foto sul ponte levatoio e poi siamo entrati.

Ci aspettavano Verena e Rosanna, due signore gentili che erano le nostre guide. Abbiamo fatto merenda nel giardino perché avevamo fame e sete e poi ci siamo preparati per vedere il castello. Abbiamo messo i nostri bastoncini e gli zaini in un posto sicuro e abbiamo ascoltato Verena.

La nostra guida ci ha spiegato che Castel Toblino è un castello speciale per diversi motivi:

  • è circondato dal lago che lo difende;

  • ha tantissimi anni, 1800 o forse di più;

  • sono passate di qui tante persone importanti (Attila, Vendôme) che invece di distruggerlo lo hanno lasciato stare;

  • non è stato ristrutturato durante gli anni e si possono trovare le cose di una volta senza modifiche.

Verena ci ha raccontato che ci sono tante leggende e storie sul castello. Una leggenda parla di Attila che era passato vicino al castello e che l'ha risparmiato dalle fiamme. Tutti gli altri castelli che aveva incontrato li aveva distrutti bruciandoli. Solo a Castel Toblino non fece niente perché era diventato suo amico. Nel giardino c'è ancora un tavolo di pietra sotto una grande pianta dove Attila ha mangiato.

«È stato interessante guardare le stanze del castello perché c'erano più stanze di quelle che credevo» Dennis

«A castel Toblino ho visitato tutto il castello ed è stato super mega fantastico» Devid

«È stato interessante quando ci ha parlato del castello e di quelli che sono morti» Alessandro

 

Le cantine e il torchio

Castel Toblino è famoso per il vino santo e Verena ci ha portato nelle cantine e in altre due stanze.

La cantina era una stanza fresca, buia e spaziosa con delle botti di legno ai lati di dimensioni e di forme diverse. La nostra guida ci ha spiegato che per far restare il vino a una temperatura diversa, veniva messo in botti che stavano più in alto o in basso.

Nelle botti gli uomini mettevano il vino che producevano con l'uva nosiola dopo che era rimasta ad appassire.

In una stanza più piccola venivano messi i grappoli a seccare sulle arele, delle specie di reti. Quando a Pasqua erano pronti, tutti venivano spremuti e si faceva un vino dolcissimo e profumato. Le arele che abbiamo visto avevano il simbolo dei Volkenstein e servivano anche per i bachi da seta.

«È stato interessante sapere come facevano il vino santo e vedere il simbolo dei Volkenstein» Elena

 

La stanza di Claudia Particella

Siamo saliti su una scala stretta e buia e siamo arrivati alla camera di Claudia Particella. Aveva una finestra su lago e non era tanto grande, ma con i muri decorati.

Claudia Particella era una bella dama che si era innamorata del principe vescovo che abitava al castello. Hanno avuto tre figli e si dice che un pittore abbia dipinto la dama e i suoi figli nella chiesa di Calavino.

Claudia non poteva sposare il suo innamorato e allora si vedevano di nascosto. Ogni notte arrivava al castello su una barca, ma una notte è caduta nell'acqua ed è morta. Il suo fantasma si vede ancora nelle notti di luna piena.

Le stanze del secondo piano e la camera di Mussolini

Siamo saliti ancora fino ad arrivare al secondo piano. C'erano tante camere. Appena saliti c'era l'unico mobile salvato da Vendôme che voleva distruggere tutto. Aveva tanti cassetti e serviva per conservare le erbe.

Poi siamo entrati nella cappella dove pregavano e abbiamo visto un affresco con Maria con in braccio un bambino piccolissimo e vicino un signore che non sanno se è S. Giuseppe o S. Antonio. L'affresco è ancora misterioso e lo stanno ancora studiando. Poi siamo passati per una camera da letto e in una stanza dove c'era un pianoforte che Marianna ha suonato, ma era stonato e faceva suoni strani.

Finito lì, siamo scesi e abbiamo visto la stanza dove ha dormito Benito Mussolini che ha voluto stare alcuni giorni a Castel Toblino per scrivere meglio la storia a puntate di Claudia Particella.

 

La stanza della musica

Verena ci ha portato in una stanza speciale: la stanza della musica.

Eravamo i secondi a vederla perché è stata scoperta e restaurata da poco. Solo un'altra scuola l'ha vista pochi giorni prima di noi.

È importantissima perché rappresenta gli strumenti musicali di tanti anni fa e in Europa ce ne sono poche. Su tutte le pareti sono affrescati gli strumenti (tipo violini) e se si fa il giro con la testa sembra di essere circondati. Non si sa di preciso a cosa servisse: forse andavano lì ad ascoltare i concerti o a esercitarsi a suonare.

Da lì siamo scesi passando da una porticina e visto il loggiato con l'armatura di Armatux, dove la lapide che parla dei Vezzani e il frontone del tempietto fatto per i Fati e le Fate.

Siamo scesi sotto e abbiamo calpestato il pavimento di una stanzetta piccola che era la base del tempio: c'era un odore strano perché l'avevano usata per affumicare i salami.

«Mi è piaciuta la stanza della musica perché non ne ho mai vista una nei castelli» Gabriele

 

Le segrete

Nel castello c'è una botola che finisce direttamente nel lago. Quando una volta l'acqua era più alta, chi abitava nel castello la usava per sbarazzarsi dei prigionieri: la apriva e buttava giù le persone che finivano direttamente nell'acqua fredda e morivano se erano ferite o deboli.

Le segrete sono delle stanzette piccolissime fatte di roccia e per terra hanno la sabbia. Abbiamo visto solo una finestrella e i passaggi erano stretti senza porte.

«Le segrete erano un po' spaventose. Sembrava che a momenti cadessero le pareti e noi restavamo bloccati per sempre» Anna

«Mi è piaciuto quando siamo andati nelle segrete» Greta, Lorenzo e Simone

«È stato tutto molto interessante soprattutto come facevano a mettere in prigione i prigionieri.» Marilena

«Mi è piaciuto quando siamo scesi nelle segrete. Non mi è piaciuto quando siamo andati a piedi fino al castello» Cesare

«È stato emozionante vedere le segrete» Michael

 

Il poggiolo degli innamorati e la stanza segreta

Sul retro del castello dicono che ci sia una stanza segreta, ma non hanno trovato le porte che portano lì. C'è solo una finestra che abbiamo visto tra le mura merlate. Sono entrati da quel buco e hanno visto che è grande, ma non hanno trovato come si possa fare a entrare passando dal castello. Forse c'è un passaggio segreto misterioso.

Vicino al castello c'è un poggiolo che si chiama poggiolo degli innamorati. Se si cammina su delle scale si arriva a una casetta con un tavolone molto lungo e una cupola e un tetto marrone scuro sopra.

Gli innamorati andavano lì per ammirare il lago al tramonto.

Anche noi ci siamo andati e abbiamo scattato una foto di classe.

«La cosa che mi è piaciuta di più del castello è stato il poggiolo degli innamorati perché si vedeva una vista spettacolare» Asia

 

Le magie delle mamme-maghe

Dopo aver mangiato le mamme sono andate a prendere due tavoli. Poi hanno preso una borsa e tutta la classe si è fiondata lì vicino. Hanno tirato fuori un cappello da dove per magia sono usciti bacchette e mantelli che ci hanno regalato.

Ci siamo vestiti da veri maghi e ci siamo divisi in tre gruppi. Ognuno andava in un tavolo diverso dove le mamme facevano le magie che si erano preparate. C'era chi faceva magie con le carte, chi con l'acqua, chi con una pallina da ping pong, chi con una moneta e chi con un libro.

«È stato meraviglioso quando le mamme hanno fatto le magie perché era difficile indovinare i trucchi» Giovanni

«Mi è piaciuto quando hanno fatto i trucchi di magia al pomeriggio» Nicolò

«Mi è piaciuto di più guardare tutte le magie che le mamme hanno fatto» Irina

 

La nostra storia

Finite le magie, abbiamo radunato i genitori a semicerchio e poi raccontato la storia che avevamo inventato a scuola. Si intitolava “I cinque fantasmi” e l'abbiamo scritta un po' per ciascuno mettendo assieme le idee di tutti. Era una fiaba un po' strana che in certi pezzi faceva ridere perché i personaggi erano buffi e parlavano in dialetto e in rima.

Ognuno di noi aveva un pezzo da leggere e anche le maestre che sostituivano gli assenti (Vittoria e Leonardo).

Tutti hanno letto bene, ma certi non parlavano forte e non si sentiva tanto.

I genitori ci hanno applaudito, è stato emozionante.

 

Il rientro

Il rientro è stato un po' faticoso. Ci siamo fermati ai Due Laghi a bere prima della salita che ci aspettava. A un certo punto abbiamo sbagliato strada e siamo finiti in una proprietà privata; per fortuna abbiamo capito come trovare la strada giusta e siamo scesi per un sentierino stretto stretto. A Padergnone abbiamo fatto scorta di acqua e poi siamo ripartiti.

Abbiamo camminato, camminato e camminato sotto il sole. C'era chi non ce la faceva più e si faceva tirare dai grandi e chi sognava di fare una doccia o mangiare il gelato.

Ci sembrava di arrivare a scuola in ritardo, ma alla fine siamo rientrati dieci minuti prima che suonasse la campanella!

Eravamo stanchi morti, ma è stato fantastico.

Testo fatto a gruppi dalla terza primaria di Vezzano

Visita la galleria fotografica.

© 2012 Istituto Comprensivo della Valle dei Laghi